L’evoluzione dei consumi mediatici in Italia: tra Tv e digitalizzazione

Il 20° Rapporto sulla comunicazione del Censis

Il 20° Rapporto sulla comunicazione del Censis, promosso da Mediaset, Rai, Intesa Sanpaolo e Tv2000, presentato dal Responsabile Area Economia, Lavoro e Territorio Andrea Toma, fotografa un Paese in rapida trasformazione, dove i media tradizionali resistono ma perdono terreno a favore delle piattaforme digitali, mentre l’informazione si adatta a tempi di attenzione sempre più ridotti.

 

Italiani tra TV e social media 

La Tv resta infatti la regina della comunicazione in Italia, guardata nel 2024 dal 94,1% degli italiani contro il 95,9% del 2023. A eccezione di una lieve contrazione della TV digitale terrestre (-1,8%), infatti, aumentano gli utenti di tutte le TV: nel 2024 la TV satellitare raggiunge il 47,7% (+2,6%), la web TV sale al 58,4% (+2,3%) e la mobile TV si consolida con il 35,0% dell’utenza (+1,4%). L’utilizzo di internet si mantiene solido (con il 90,1% di utenza, e una differenza positiva di 1 punto percentuale rispetto al 2023) in sovrapposizione con quanti utilizzano gli smartphone (cresciuti anch’essi dell’1,2%, hanno raggiunto l’89,3%), e con i social network, che nell’ultimo anno fanno un balzo in avanti, passando dall’82,0% all’85,3% (+3,3%). 

Le cinque sorelle dell’informazione 

Oggi le prime cinque fonti di informazione più utilizzate dagli italiani sono: i telegiornali (47,7%), Facebook (36,4%), i motori di ricerca su internet (23,3%), le televisioni all news come RaiNews24, Tgcom24 e SkyTg24 (18,9%) e infine i siti web di informazione (17,2%). Appena sotto questa classifica Instagram (16,7%), YouTube (15,5%) e TikTok (14,4%). Nel turbinoso panorama della comunicazione web, viene fuori una stratificazione comportamentale che riflette la complessità delle interazioni tra soggettività individuali e flussi informativi digitali. Infatti il 35,1% degli italiani opera una cernita consapevole dei contenuti da approfondire, leggendo il testo delle notizie più interessanti; il 24,9% legge i commenti delle notizie a cui sono interessati, il 18,5% legge solamente i titoli delle notizie reperite online e scrollando velocemente, il 18,2% si autoesclude dai flussi informativi online, il 18,0% sviluppa pratiche proattive di verifica delle fake news, il 16,0% implementa strategie sistematiche di cross- checking informativo – ovvero la verifica delle notizie con altre fonti quando è online, mentre il 10,2% si impegna attivamente nella produzione di commenti, trasformandosi da semplice consumatore a produttore attivo di contenuti informativi. 

Radio sempre in ascolto 

La radio tiene grazie alla sua capacità di ibridazione: i radioascoltatori sono il 79,1% degli italiani. Stabili tutti i sistemi di ascolto, con la radio tradizionale che subisce un piccolo rialzo passando dal 45,6% di utenza al 46,8% (+1,3%). ascolti in aumento anche per la radio da mobile (25,4%), stabile l’autoradio (68,9%). Sempre critica la situazione dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola che nel 2024 hanno toccato il picco minimo con il 21,7% dei lettori (-45,3% dal 2007). Stabilità anche per gli utenti dei quotidiani online: sono il 30,5% degli italiani già dall’anno scorso, mentre salgono del 2,9% quanti utilizzano i siti web d’informazione (passati dal 58,1% al 61,0%). Nel 2024 gli italiani che leggono libri cartacei scendono a quota 40,2% (erano il 45,8% nel 2023). Non si sbloccano gli e-book, con il 13,4% (+0,6%). 

È Instagram bellezza

Tra i giovani (14-29 anni) c’è stato un consolidamento nell’impiego delle piattaforme online legate all’immagine. Il 78,1% dei giovani, infatti, dichiara di utilizzare Instagram; il 77,6% dei giovani è utente di YouTube; il 64,2% sceglie TikTok come social, contro il 35,4% del totale. Molto presenti i giovani nelle piattaforme di messaggistica (quasi totalmente rappresentati su WhatsApp con l’87,4%, ma rilevanti anche su Telegram con il 42,9%) e sulle multipurpose come Amazon (60,1%). 

L’intelligenza artificiale e la sfida della trasparenza

Solo il 42,6% degli italiani sa definire correttamente un algoritmo, mentre molti lo percepiscono come uno strumento opaco che condiziona le scelte (54,7% si sente guidato dai social). La diffidenza verso l’IA riflette timori legati alla privacy e alla manipolazione, soprattutto tra chi ha un livello di istruzione più alto.

L’economia dell’attenzione e la bulimia informativa

Uno dei temi più rilevanti emersi dal rapporto è la riduzione dei tempi di attenzione: il 77,4% degli italiani ritiene che i nuovi media e gli algoritmi abbiano contribuito a questo fenomeno, mentre il 79,6% attribuisce la colpa al predominio delle immagini sulla parola scritta. Il 77,6% crede che i social siano progettati per creare dipendenza e il 76,4% osserva che l’informazione si è adattata a questa tendenza, privilegiando contenuti veloci e superficiali.

Libertà di espressione e responsabilità sui social

Il dibattito sulla libertà di espressione online è più acceso che mai. Il 55,9% degli intervistati sostiene che i social dovrebbero permettere una libertà quasi assoluta, seppur con alcune limitazioni per contenuti pericolosi (38,6%). Tuttavia, il 40,4% chiede regole più stringenti, soprattutto tra i laureati (35,3%). Emerge una polarizzazione generazionale: i giovani sono più propensi a difendere la libertà di espressione, mentre gli over 65 preferiscono un controllo più rigoroso.

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